PER ALCUNI È DURATO 
QUALCHE GIORNO.
PER ALTRI È COSÌ 

OGNI GIORNO.

#hungerpandemic

#HUNGERPANDEMIC

Nella prima fase di lockdown il COVID19 ha impedito, per qualche giorno, ai nostri supermercati e negozi di generi alimentari di essere riforniti adeguatamente per far fronte alle nostre esigenze.

Quegli scaffali vuoti, che nella nostra mente rievocano una delle prime immagini della crisi, hanno preoccupato non poco gli italiani, che hanno temuto di non poter provvedere ai propri bisogni.

LA CARENZA DI PRODOTTI NEL NOSTRO PAESE È DURATA SOLO PER UN BREVE PERIODO. 

PER 690 MILIONI DI PERSONE, 
PURTROPPO, NON È COSÌ.

INSICUREZZA ALIMENTARE

L'INSICUREZZA ALIMENTARE, PER 690 MILIONI DI PERSONE, ERA GIÀ UNA "PANDEMIA"

Nel 2019, prima del COVID19, 690 milioni di persone nel mondo soffrivano di fame. Tra di essi, anche 200 milioni di bambini, già vulnerabili a causa di malattie come la malaria o la polmonite. Adesso, a causa della pandemia, si stima che il numero di persone che dovranno affrontare una condizione di insicurezza alimentare acuta dovrebbe aumentare di 130 milioni nel 2020.

La chiusura delle frontiere, lo stop all’economia informale, gli effetti dei provvedimenti di lockdown sull’agricoltura e sulla pastorizia rischiano di aggravare la situazione per milioni di donne, uomini e, soprattutto, bambini. 

SE NON AGIAMO RAPIDAMENTE, QUASI UN MILIARDO DI PERSONE SARÀ A RISCHIO

Se Paesi come Italia, Spagna e Stati Uniti non erano pronti a gestire l’impatto del Covid19, cosa accadrà in aree densamente popolate, come un campo profughi, o in Paesi dove sono in corso guerre, crisi economiche e altre epidemie?
Se le carenze all’interno di supermercati e negozi di generi alimentari sono durati solo pochi giorni nel Nord del mondo, cosa accadrà nelle aree più povere già colpite dalla fame e dalla malnutrizione?

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Il programma di formazione agricola

Rebecca Buol Makech

Rebecca fuggì dal Sudan del Sud nel 2014 insieme alla sua famiglia. Quando si stabilì a Kiranydongo in Uganda, suo marito morì, lasciandola sola con i suoi undici figli. Rebecca riusciva a crescere i suoi figli grazie al sostegno delle organizzazioni umanitarie. A causa dell’emergenza COVID19, tale supporto è stato ridotto per via delle restrizioni ai movimenti. 
“Devo trovare altri modi per nutrire i miei figli”, ha affermato Rebecca. 
Questa formidabile donna ha così incontrato il programma di formazione agricola di Azione contro la Fame: grazie al programma, ora sta imparando a coltivare i campi e a ottenere, da sé, sukuma wiki, frutto della passione, alberi da zampa, cipolle, patate. 

La fornitura di materie prime

Lucy Laker

Lucy coltivava funghi a Kiryandongo: era la sua principale attività, che le consentiva di occuparsi della sua numerosa famiglia, che comprende figli e nipoti. Quando l'Uganda ha imposto misure di blocco contro il COVID19, Lucy non ha più potuto accedere alle materie prime. 
“Quando le scuole hanno chiuso, tutti i bambini sono tornati a casa. Con una famiglia così vasta, ho avuto bisogno di trovare una soluzione alternativa per assicurare loro da mangiare”
Rivolgendosi ad Azione contro la Fame, ha potuto riconvertire la sua attività, acquistare semi di ortaggi e prendersi cura della propria famiglia.

Riconvertire la propria attività

Agnes Lamwo

Agnes realizzava e vendeva snack nelle scuole prima del lockdown.Quando il blocco dell'Uganda è entrato in vigore, Agnes ha dovuto affrontare la perdita della sua unica fonte di reddito.
Azione contro la Fame mi ha insegnato a occuparmi di un terreno per coltivare, nel mio giardino, patate dolci, fagioli, pomodori e cipolle”.
Agnes ora dipende dalle razioni di cibo e dalle colture che coltiva a casa per nutrire i suoi sei figli e quattro nipoti. 
Gran parte del suo tempo è concentrato sull'agricoltura per assicurare abbastanza cibo per la sua famiglia.  

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