Guerra in Ucraina: 8 milioni di persone a rischio umanitario | Azione contro la Fame
Guerra in Ucraina: 8 milioni a rischio umanitario

Guerra in Ucraina: 8 milioni di persone a rischio umanitario

Il 24 febbraio 2022 è cominciata la guerra in Ucraina con l’invasione del Paese da parte delle armate russe. A causa del conflitto, 8 milioni di persone sono a rischio umanitario, tra cui centinaia di migliaia di bambini. Si rende necessario intervenire subito per portare aiuto immediato alla popolazione colpita e limitare le conseguenze drammatiche di questa tragedia.

 

IL CONTESTO

È guerra tra Russia e Ucraina e lo spettro della fame comincia a prendere forma anche alle porte dell’Europa. Le forze armate russe sono entrate nel territorio ucraino a seguito del riconoscimento, da parte del presidente russo Vladimir Putin, delle regioni del Donetsk e Lugansk come stati indipendenti. Ne sono seguiti scontri e bombardamenti in diverse località della nazione e nella capitale Kiev, con vittime civili e militari.

Secondo alcune stime, il conflitto in corso potrebbe colpire 8 milioni di persone in Ucraina, di cui più di 1 milione residenti nella regione del Donbass, area in cui si sono concentrate maggiormente le tensioni. Migliaia di cittadini stanno lasciando le proprie case alla ricerca di rifugi: stazioni della metro, garage e sotterranei sono, in questo momento, i luoghi più sicuri per risparsi dai bombardamenti aerei.



 


CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA: I BISOGNI UMANITARI

È necessario un sostegno immediato in termini di aiuti umanitari che possano rispondere alle necessità dei cittadini. Saltano le infrastrutture sanitarie, già fragili, e occorre quindi dare accesso e scalare l’assistenza umanitaria in quanto lo sforzo delle organizzazioni interne non sarà sufficiente a rispondere alle esigenze dei civili. Inoltre, le UN sono chiamate a vegliare sul rispetto della Risoluzione 2417, che condanna l’uso della fame come arma di guerra.

È essenziale che l’intervento umanitario non sia ostacolato da sanzioni ma che al contrario venga data la possibilità di rispondere a bisogni quali i trasporti e l’utilizzo di denaro per cash transfer immediati, garantendo inoltre la sicurezza degli operatori. All’interno di questo contesto, i governi devono facilitare le azioni umanitarie attraverso la rimozione delle barriere burocratiche e amministrative per consentire interventi rapidi e mirati.

Anche in questo conflitto, come accade in altri scenari di guerra, l’insicurezza alimentare è, inevitabilmente, una delle prime conseguenze degli scontri. D’altra parte, in Ucraina, è già difficile accedere ai mezzi di sussistenza essenziali: una condizione che aggraverà i livelli di povertà, incrementando la crisi alimentare già presente.



 


LE CONSEGUENZE DEL CONFLITTO

A maggio dello scorso anno il numero di persone che si trovavano in una situazione di insicurezza alimentare era, infatti, pari a 1.5 milioni, con un incremento di oltre il 50% rispetto al 2020. Ad oggi il numero di persone che rischiano di trovarsi in una situazione di insicurezza alimentare a causa della guerra in Ucraina è pari a 2.5 milioni.

Nella regione del Donbass in particolare, gli elevati costi dei generi alimentari e la difficoltà di accedere ai supermercati a causa dei continui conflitti, amplificano una situazione di profonda crisi, anche alimentare.

Oltre ad avere un impatto sul territorio di guerra, il conflitto avrà conseguenze su altri Paesi che dipendono fortemente dalle importazioni ucraine e russe di materie prime, come il grano e il mais. Rallentamenti e sospensioni nelle spedizioni di questi beni, oltre che la mancanza di disponibilità sui mercati mondiali, stanno causando già da alcuni giorni rincari nei prezzi dei prodotti.

Come emerge dall’analisi della borsa merci di Chicago, già dal primo giorno di conflitto si sono registrati aumenti nel prezzo del grano del 5,7% raggiungendo il più alto valore da 9 anni a questa parte.

Le conseguenze del conflitto Russia-Ucraina avranno un impatto anche nel Medio Oriente e Nord Africa; si tratta, infatti, di aree che importano circa il 40% della produzione ucraina di mais e grano e che hanno già sofferto, in questi anni, l’effetto dell’emergenza Covid-19, anche in termini di insicurezza alimentare. Tra i principali Paesi importatori vi sono Egitto, Turchia, Algeria, Indonesia, Pakistan, Tunisia e Libia.

L’aumento dei prezzi dei beni alimentari, unitamente alla difficoltà di questi Paesi di rispondere autonomamente alle esigenze alimentari a causa di una crisi climatica che ostacola la possibilità di una produzione agricola autosufficiente, peserà sulla loro economia, inasprendo la crisi alimentare e le condizioni di povertà.

 

LE RIPERCUSSIONI IN ITALIA DELLA GUERRA IN UCRAINA

Il rischio concreto è che pure l’Italia possa avvertire il peso del conflitto.

Secondo quanto riportato da Coldiretti, il nostro Paese importa più del 60% del proprio fabbisogno di grano e più del 50% di quello di mais. Il rialzo dei costi di importazione investirà anche il nostro mercato e si rifletterà sui prezzi di alimenti come pane e biscotti, che sono i principali prodotti consumati dalle famiglie con basso reddito.

 

AZIONE CONTRO LA FAME E IL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA

Azione contro la Fame è molto preoccupata per la situazione in corso in Ucraina e pone l'attenzione sugli impatti che il conflitto avrà sulla popolazione, soprattutto in termini di accesso alla salute, riparo, acqua, igiene, servizi igienici e sicurezza alimentare. L'organizzazione ricorda che la situazione lungo la linea di contatto tra la regione di Donbass e le zone controllate dal governo è già terribile, con 1,5 milioni di persone in difficoltà.

Azione contro la Fame chiede la cessazione immediata delle ostilità e chiede a tutte le parti in conflitto di adempiere ai loro obblighi secondo il diritto umanitario internazionale per proteggere i civili dall'impatto diretto e indiretto delle ostilità.



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