Foto: Ach Assagueguey

55.000 maliani cercano rifugio nel paese più povero del mondo

  • I continui attacchi da parte di gruppi armati nel Nord del Mali hanno causato una nuova ondata di rifugiati in Niger. Da dicembre 2018, più di 55.000 persone hanno oltrepassato la frontiera.
  • Azione contro la Fame sta mettendo in campo misure di emergenza per assistere più di 20.000 persone in situazione di fragilità.
  • I rifugiati e gli sfollati affrontano la scarsità d’acqua e la perdita del bestiame, possono contare su un solo pasto al giorno e le condizioni del terreno rendono difficoltoso l’accesso degli aiuti.

Nello scorso mese di dicembre, i gruppi armati del Nord del Mali hanno dato 48 ore di tempo alla popolazione locale per lasciare i propri villaggi. Circa un migliaio di persone di etnia araba, fulani e tuareg sono state spinte a oltrepassare la frontiera con il Niger e rifugiarsi a Miguiza, nella regione di Tahoua, nella parte occidentale del Paese.

Sono già più di 55.000 i maliani obbligati a rifugiarsi in Niger e le risorse della regione non sono sufficienti per sostenere tutte quelle persone. Tra gli sfollati che dipendono dalla pastorizia, due su tre perdono il proprio bestiame durante lo spostamento. In più, le condizioni del terreno unite al sopraggiungere della stagione delle piogge fanno del luogo una zona di difficile accesso per il personale umanitario. Azione contro la Fame segnala che la stagione della fame a partire da giugno potrà aggravare l’insicurezza alimentare per i rifugiati, gli sfollati interni e la popolazione ospitante.

Le due facce di un’emergenza di confine

Da una parte del confine, il Mali: un Paese dove 5,2 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. La situazione di insicurezza è preoccupante nel Nord: continue minacce e attacchi da parte di gruppi armati, saccheggi di bestiame, raccolta abusiva di tasse e conflitti interetnici fanno sì che la fuga sia l’unica opzione possibile. Le Nazioni Unite calcolano che gli sfollati interni siano raddoppiati nel corso del 2018 fino ad arrivare a oltre 77.000 persone.

Dall’altra parte il Niger, che detiene il triste record di essere il Paese con il peggior Indice di Sviluppo Umano e il governo nigerino ha prolungato lo stato di emergenza dichiarato nel marzo del 2017 nei dipartimenti di Tillia e Tassara (regione di Tahoua) a causa dell'insicurezza. Le previsioni indicano che sarà una zona pesantemente colpita dalla stagione della fame, che potrà esasperare i già alti tassi di malnutrizione acuta, che nel paese sono circa del 14%.

Una risposta rapida agli spostamenti che non si fermano

Azione contro la Fame ha effettuato una valutazione di emergenza che ha rivelato necessità urgenti nell'area in 2874 famiglie. "L'acqua è davvero scarsa: la decina di pozzi presenti si prosciugano non appena si inizia a prendere l’acqua, e solo la popolazione locale ha i mezzi per acquistare l'acqua a 20 km di distanza", dice Pauline Jacquart, coordinatrice di emergenza di Azione contro la Fame in Niger. "Grazie alla riparazione e all'installazione di infrastrutture come le stazioni di pompaggio, più di 3000 persone beneficeranno dell'accesso all'acqua potabile e di migliori condizioni igieniche", sottolinea.

Oltre all’acqua, i bisogni più urgenti sono di avere teli, coperte e vestiti per coprirsi, poiché il periodo freddo promette di essere particolarmente difficile per i bambini. Dall'inizio degli spostamenti nella regione, Azione contro la Fame ha distribuito beni non alimentari come coperte, teloni per ripari o utensili da cucina. "Entro la fine di questa settimana avremo distribuito acqua, servizi igienici, kit per l'igiene e articoli non alimentari a 20.188 persone", stima Jacquart.

La stagione della fame potrebbe aggravare la situazione

Tra i mesi di giugno e agosto, nel Sahel si verifica la cosiddetta "stagione della fame": un periodo di scarsità tra un raccolto e quello successivo che si verifica ogni anno in paesi dove, come nel Niger, la popolazione dipende dall'agricoltura di sussistenza. Le riserve alimentari del raccolto precedente si esauriscono e la mancanza di offerta fa aumentare i prezzi. Le previsioni indicano che quest'anno 54.000 persone in Niger e 17.000 in Mali saranno seriamente a rischio di insicurezza alimentare.

"Abbiamo riscontrato che solo le famiglie locali fanno due pasti al giorno in media, mentre i rifugiati ne fanno solo uno. Alcune famiglie sono costrette a ridurre la loro razione di cibo o a vendere il loro bestiame per mangiare. Questo, insieme all'aumento sproporzionato della popolazione in un così breve lasso di tempo, sta causando l’aggravarsi della scarsità di risorse, che colpisce sia la popolazione ospitante che i rifugiati", avverte Lucía Prieto, responsabile regionale di Azione contro La fame per il Niger e il Mali.

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